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"Sbarbaro, la forclusione e il sintomo" di Felice Bumando Pressici
Il luogo di evenienza di quanto passa come sommesso/eclatante nella narrazione sbarbariana del mondo ne è sintomo, in quanto in quanto irruzione, eruzione del forcluso dal simbolico.
Il discorso vi abdica al proprio orizzonte destinale e in ciò ideologico, dire ciò che è, per farsi trama e indice, lallazione della voce del padrone, declinazione al neutro di forme consunte, ecolalia e catacresi: lì lalangue langue. Nell’economia sontuosa dell’espressività compiutamente affermativa dell’opera sbarbariana gli compete il ruolo di operatore disgiuntivo indifferente, di macchina programmata all’alienazione del senso.
Da ciò scarta l’eccedenza sintomale di un più di lingua, di un metalinguaggio metaverbale, costitutivamente non dialettico, che si dispiega nella crepa tra simbolico e reale, a maggior danno del simbolico: crepi.
Se si dà sintesi è precaria, difficoltosa da trovare e non senza prezzo, potendosi il disgiunto (out-of-joint) ontologico raccordare solo in un giunto.
Recensione di "Doppia coppia ripicche" - dropoutvideo.com
I video del fortunatamente prolifico Tony Sbarbaro sono stati una delle sorprese più gradite dell'ultima edizione di VideoPuntoZero (2003). Sbarbaro manda a cagare i modi del racconto tradizionale e fa di testa sua, agendo in piena libertà. Si pone nel gruppo degli artisti borderline, che noi amiamo in particolar modo, perché essendo personalissimo e unico, è anche, per forza di cose, totalmente eccentrico. La sua eccentricità però non pregiudica una buona qualità visiva dei suoi lavori. Alterna video con attori a produzioni come questa, dove utilizza pupazzi animati a passo uno. E' l'unica differenza che separa le fiction "dal vero" da quelle animate, perché Sbarbaro delira nello stesso modo in entrambi i casi.
DOPPIA COPPIA è un video d'animazione che raccoglie "Semplici frammenti di una vita apatica di due coppie di pupazzi" e che, secondo le dichiariazioni di Sbarbaro sarebbe un "Patetico tentativo di ricostruzione di un habitat deturpato da variegati tipi di sbarre".
Non è patetico affatto, il tentativo, perché Sbarbaro ci proietta in un mondo allucinato e ossessivo, dove si ride affogando dentro un incubo. I suoi pupazzi ("due coppie: una possidente e l'altra posseduta") vomitano fiumi di parole, si sbranano reciprocamente con le parole, le parole sembrano smarrire ogni filo logico e ogni linearità ad ogni giro di frase, sono sconnesse e tortuose, e arrivano a deprivare i suoi personaggi di ogni personalità. Smarriti in ogni inquadratura, incoerenti, ingabbiati in opprimenti scenografie surrealiste, i pupazzi di Sbarbaro litigano soprattutto, ma non si sa bene perché e nemmeno con chi. Non potendo fare altro, si mordono tra loro, si beccano a parole, non fanno altro che parlare, compiangendosi spesso, sempre a parole, della loro impotenza parolaia.
Ho l'impressione che Sbarbaro dia vita a dei personaggi distinti solo per potergli affidare una parte dei suoi dolorosi soliloqui. Mentre nelle "novelas" della serie VITI, TORTI, ecc... in minima parte può anche emergere qualche stralcio di un'ipotetica dinamica di coppia, qui, nello sbranamento familiare, tutti sembrano dire le stesse cose, tranne quando s'insultano. E tutti sembrano allo stesso modo perdere il filo del discorso.
A metà tra un'introspezione intransigente e severa e una visione cinica e spietata del mondo delle relazioni, questo video sembra di fatto inventare uno spazio a forma di gabbia per rappresentare una mente uscita dai cardini, che sembra, nello stesso tempo, quella dell'autore e quella della società in cui egli vive.
Recensione di "Bla bla bla" - dropoutvideo.com
Scovazzo e Sbarbaro, due tra gli autori più interessanti del panorama underground, coproducono insieme a Doris Smith la fiction "Blablabla".
Le trame artistiche dei singoli trovano un minimo comune denominatore nella decostruzione della dialogica di coppia. Scovazzo descrive litigi e riconciliazioni di due violacei darkettoni chiusi nel loro appartamento. Sbarbaro sfoggia una serie di coppie di pupazzetti immersi in discussioni al limite del delirio. Il tutto sembra ricondursi allo stesso condominio fatiscente, che appare come insert tra una scena e l'altra.
Non è facile intuire se i teatrini scovazziani godano di una qualche funzionalità simbolica nel rapportarsi all'humus di bambocci semprediversi e sempruguali animati da Sbarbaro. In effetti, gli spazi reciprocamente concessi dai due autori a sé stessi, non sembrano legati da una struttura particolarmente incisiva. Non si ravvisa, insomma, una grande idea di fondo nella concezione di Blablabla.
Nel finale, umani e pupazzi concordano sul fatto che bisogna prenderla a ridere e, coloro che hanno arti tali da permetterlo, s'abbracciano. Forse una soluzione un po' troppo pop, per autori di questo calibro.

Sulla parte scovazziana, c'è da appuntare un'ulteriore precisione nelle gestione delle inquadrature e nel raffinamento dei paradossi della recitazione. Tutto sommato, però, queste scenette potrebbero essere episodi di Pinkfilm (il corto più famoso di Scovazzo). E non aggiungono molto, se non alcune uscite filosofiche genuinamente contorte (attenzione: prepararsi alle critiche dei molti spettatorimedi!).
Per quanto riguarda la parte sbarbariana, non sembra aggiungere molto alla parabola dell'artista. I Pupazzi sono meno inquietanti del solito; i dialoghi sono più brevi, e non fanno in tempo a creare quelle atmosfere sinistre e acidissime che conosciamo.
In definitiva Blablabla non ci sorprende come altri lavori passati degli autori.
Effettivamente sta succedendo quello che, proprio su Doe, avevamo già notato nella sua progressività. Il parlato dei pupazzi ha vita propria: se cerchi di seguirne il senso opinionistico, finisci con l'alienarti (o forse, ci siamo abituati al mono-tono dell'autore, e siamo entrati nella fase della noia?). Nel caso di Scovazzo, assistiamo alla solita proliferazione di altarini, con ogni genere d'ammenicoli e con il solito ammiccamento a toni rosa-violacei.
Davide ha un suo stile fotografico, e scrive dei testi intelligenti. Sbarbaro ha consolidato fino al manierismo la sua nerissima ironia. Ma il cinema in quanto tale, dovè? è presente solo in parte: i personaggi non compiono azioni che possano modificare la struttura della storia.
A pensarci, manca in entrambi i casi (e praticamente, da sempre) un reale confronto con la storia, come progresso che da A attraverso B porterà a C, o al limite ad A'. Invece si assiste ad un: A, A', A" ecc. ...
Questo non è necessariamente un difetto. Anzi, conferma una chiave di lettura più critico-artistica che critico-cinematografica. Ma forse non potrà essere sempre così. E pure con la stessa fotografia, gli stessi personaggi, la stessa acidità e gli stessi pezzi di manichini.
Prima o poi toccherà ad entrambi superare questa soglia.

In conclusione. Per essere autori di film in cui i personaggi non fanno sostanzialmente nulla a parte parlare, i due se la cavano sin troppo bene. Tengono il ritmo, a tratti sorprendono. Tutto sommato il video ci ha divertito. Chi ci conosce, sa che il divertimento non ci basta (mannaggia a noi...).
Sbarbaro e Scovazzo hanno dato molto, e crediamo che ci sorprenderanno ancora!
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