>> Tony Sbarbaro - Interviste <<
dropoutvideo.com (2005)
I tuoi lavori si distinguono per originalità, se confrontati ai molti corti del panorama più-o-meno-indipendente, forse troppo legati ad atmosfere consolidate e convenienti. Appunto, al di la´ degli schemi linguistici, si avverte una sensibilità ed un´intelligenza peculiare, che portano ad incuriosirsi al caso umano ancor prima che al caso artistico. Chi è Tony Sbarbaro...come autore, e come uomo?

Potrei definirmi un artigiano del pupazzo, ma sono solamente un disoccupato insomma un semplice mortale. Èèèè….chi sono? È il dramma di ogni uomo o donna disposto sotto il proprio giudizio ; penso a un enorme punto di domanda che ci accompagna dentro i nostri errori. Come sono o come posso apparire? Come sono quando dormo e russo perché ho il naso tappato, com’ero tre ore fa in mezzo al traffico, com’ero un’ora fa quando sono entrato in casa e ho iniziato a cucinare, come sono adesso che su un foglio rispondo in brutta copia a questa domanda senza risposta se non una semplicistica definizione troppo volubile a cui basterebbe solo un’etichetta di classificazione, come sono adesso che sto ricopiando la brutta copia. Io di etichette non me ne metto ma capisco che in questo grande supermercato ogni prodotto deve essere definito, radiografato e etichettato per essere venduto, ma capisco anche che si ragiona meglio a stomaco pieno e che “la danza vien dalla panza e dove regna la fame la forza va in esilio”.

La tua attitudine è spiccatamente underground, nel senso storico della definizione (una critica più o meno ironica nei confronti della manipolazione mediatica cui siamo sottoposti). Pensi che, quando parliamo di cinema indipendente o di cortometraggi, sia possibile, in Italia, trovare conferme concrete in tal senso, e riflettere il proprio lavoro in una "scena"?

Io ritorno alla prima domanda e ribadisco che non etichettandomi non posso neanche riconoscermi in questa o quella “scena”. Riconosco che in Italia (come in tutto il mondo) ci sono varie scene, che non conosco, ma c’è anche un modo contorto di intendere la definizione “cinema indipendente”, perciò ci sono gli indipendenti che prendono svariati migliaia di euro e gli indipendenti che prendono le pedate nel culo.

L´utilizzo che fai nei tuoi film di pupazzi e maschere, porta lo spettatore che non ti conosce, almeno nei primi secondi di visione, ad omologare il tuo lavoro sotto lo stereotipo del trash. Impressione che può essere smentita in pochi minuti, data la sconcertante lucidità che traspare nelle tue opere. Ma indubbiamente, avrai un opinione tua di questa definizione. Cos´è il trash e come può, nell´era di Platinette, Maria De Filippi e del Grande Fratello, aver ancora a che vedere con l´underground?

Io non mi ritengo un autore trash anche se questo genere ai suoi albori mi piace, ma il cinema in tutto il suo insieme è così multiforme e ha un campionario talmente vasto da interessarmi tutto in tutti i suoi generi e mi sembrerebbe riduttivo fermarmi in banali visioni di sorta o di genere visto che è tutto da guardare, dalla A alla Z, guardare prima e poi rivedere se crea il nostro interesse (è chiaro che poi ognuno ha i suoi gusti). Mi ricollego alla domanda di prima (tutte le strade portano al business), c’è confusione sulle parole e le si rigira nei molteplici significati a proprio piacimento, prima era il “cinema indipendente” ora è il “trash”; c’è chi sfrutta il cattivo gusto definendolo trash come una moda e ci guadagna sopra migliaia di euro, e ci sono i veri creatori del trash che sono stati dimenticati anche dopo morti (vedi Andy Milligan uno dei miei preferiti) che sono vissuti a pedate nel culo. Il fatto è che viviamo in una società dove l’omologazione è all’ordine del giorno e perciò se una cosa fa schifo è definita trash, vedi Maria De Filippi, ciò non toglie che questa è spazzatura ben pagata. E’ il solito problema delle discariche che ci riporta alla realtà dello smaltimento dei rifiuti, dei pizzi per far le discariche, della fuga di rifiuti all’estero e al fatto che si guadagna più raccogliendo spazzatura che coltivando il grano. Ma ritorniamo a chi crea o creava (ricito Andy Milligan come esempio) con gli scarti di una spazzatura opulenta, in pratica pochi mezzi, compone o componeva opere particolari di quel genere che si può definire trash o spazzatura che sicuramente non puzza come Platinette ma è molto più alla mia portata, tanto di cappello.

Nei tuoi video osserviamo una costante riproposizione delle problematiche della coppia. Parodie ove i personaggi appaiono o mascherati - o sono proprio pupazzi, con evidente ironia nei confronti dei legami classici. Le loro discussioni, sembrano vivere "di per sé": travalicano i significati, e diventano un "limbo sonoro" pregno di rapporti interni, per certi versi enigmatici. Vi è del paranoico, in tutto ciò? E se sì può, il favorire una "lieve paranoia", indicare una via di ricerca concreta?

Tutto ciò che ci fa pensare,ci confonde le idee, ci fa preoccupare, si può definire paranoia, ma anche quando dopo l’inverno mi arriva la bolletta del gas vado in paranoia (specificando che sono un disoccupato) , quando a maggio mi arriva l’assicurazione della macchina da pagare e ogni due anni la revisione dello stesso rottame da pagare, quando faccio la spesa da pagare vado in paranoia. Perciò cosa c’è di strano nella paranoia se è una costante nella vita di uno squattrinato in una società del quattrino. Io vivendo male la stanca ripetitiva insoddisfatta monotonia di ciò che mi circonda la racconto trasferendola negli statici e monotoni personaggi dei miei cortometraggi; con ciò non voglio dire che le mie produzioni siano autobiografiche, io racconto il luogo comune di una società ridicola , contraddittoria e alienata nella sua quotidianità , retta dai fili invisibili della morale di chi decide le sorti del mondo.

In Doppia Coppia Ripicche, ogni coppia ha una gabbia, e dentro la gabbia c´è una coppia che ha una gabbia, e così via... Non ci interessa attribuire significati particolari a tutto ciò, quanto constatare un effetto feedback che permette allo spettatore di regredire, per così dire, al recondito essere del problema. Comunque, altrove dalla semplice fiction. È possibile che tu realizzi, con la fiction, qualcosa che altri videoartisti cercano di testimoniare con interazioni tra forme grafiche e più immaginali?

Si. Ognuno ha i suoi modi di esprimersi e i propri modelli da seguire (o non),le proprie esperienze di vita, la propria cultura e le proprie visioni ideologiche di ciò che vuol dire raccontare o far intendere. Ciò non toglie che c’è anche il business con i suoi cliché che riempiono il supermercato lasciando il resto delle produzioni nei mercatini della roba vecchia.

I tuoi progetti si concretano spesso in diversi episodi, quasi come dei serial. Raccontaci l´esperienza di tali produzioni. Quali problematiche emergono con maggior forza, nel tempo, e quali sono invece glia aspetti fermamente positivi? Consiglieresti di intraprendere percorsi creativi del genere?

In un corto non si riesce a approfondire la complessa personalità e le nevrosi in svariati periodi di un personaggio e di ciò che lo circonda, in un film o una serie è forse più possibile, anche affezionarsi a un personaggio (io non so se riesco a fare tutto ciò ma ci provo). Un personaggio può essere così complesso e avere tantissime o nessuna avventura particolare, mille amanti o nessuna. Un personaggio può incontrare tanti altri personaggi perciò una serie può essere tante piccole storie o una storia sola. I problemi di una produzione seriale sorgono con gli attori in carne e ossa e le disponibilità organizzative (soprattutto se gratuite) cosa che non accade coi pupazzi sempre disponibili. Il pericolo di una produzione seriale è che diventi barbosa se non appassiona chi la vede ma soprattutto chi la crea.

La tua è per certi versi una produzione "seriale". Senti la presenza, in te, di qualcosa che devi costantemente tenere "a bada" attraverso la creazione? Pensi che il cinema (o il video, o come lo vuoi chiamare) faciliti questo "compito" in modi specifici?

E che èèè psicoanalisi questa?….. penso che qualsiasi forma espressiva sia appropriata per sfogare qualcosa di inspiegabile seppellito all’interno di chi la fa senza avere alle spalle dei manager. Prima suonavo, adesso tento di fare cinema, forse ho bisogno di evacuare le mie perplessità su ciò che vivo nel mio luogo comune circondato da quartieri ricchi, cani da guardia, quartieri risanati, quartieri poveri, gattabuie e confini spinati (fabbriche, negozi, uffici e capannoni che svuotano le case e riempiono il non più tempo libero dell’essere occupato).

Che impressioni ottieni negli spettatori, con i tuoi cortometraggi? Come reagiscono i festival, i magazine e i media del caso?

Gli spettatori ridono alcuni anche a crepapelle, alcuni si infastidiscono, ad alcuni piacciono e ci trovano delle analogie con la loro vita, alcuni non avevano mai visto cose così, altri non li hanno mai visti. Certi festival li proiettano, altri no e altri ancora rispondono per e-mail dicendo che sono delle cose interessanti per qualità argomenti o tecniche usate ma non sanno dove collocarle. Sui media ; il 15 aprile del 2003 ho avuto il piacere della proiezione del corto “chiuso-in” (12’ 35” del 2002) con a seguito l’intervista da parte di Alberto Farina, sul canale satellitare Coming Soon. Un altro riscontro interessante è stato il 26 marzo 2004, con la proiezione in seconda serata di “Panzane a tenuta stagna” 28 miei cortometraggi, all’Auditorium di Piazza della Libertà a Bergamo, organizzata da Lab 80 film.

Ultima domanda di rito: che cosa ci possiamo aspettare da Tony Sbarbaro, e quali sono i progetti "in cantiere".

All’inizio di gennaio 2005 ho terminato un nuovo cortometraggio di animazione della nuova serie “Nix-Files” dal titolo “Così in questo senso” (12’) “uno spaccato di vita di un solitario (forse costretto al dialogo) impegnato nella sua monotonia”, e la speranza è di riuscire a continuare questa serie con un seguito di molti altri episodi ma chi lo sa…… All’inizio di gennaio 2005 ho iniziato il montaggio dell’episodio numero 23 della serie “Pane PerDenti” dal titolo “corpo di un pesce e di quelli grossi”, episodio speciale dal tempo approssimativo di 50’ “le tre stagioni di quattro nuclei famigliari” , che dovrebbe avere il seguito di un altro episodio speciale della stessa durata dal titolo “come andar di notte” “tre giorni afosi di quattro nuclei famigliari” ma chi lo sa…… Ho blocchetti pieni di dialoghi e luoghi comuni da estrapolare che mi piacerebbe trasformare in video, ci tento ma cerco anche un lavoro.

cartapotere (2004)
Parlaci del tuo cortometraggio: come nasce, difficoltà (produttive,realizzative, ...) ispirazioni e caratteristiche.

Nasce ("doppia coppia ri picche") con la durata di 17' di dialoghi ma poi viene ristretto a una durata di 7' 30" per esser proposto ai festival; é stato snellito e estrapolato dai suoi argomenti più scomodi. I problemi produttivi; manca tutto (sono un "one man band"): soldi, spazio, segreteria e distribuzione. Il grottesco ("la contraddizione del paradosso") è in ciò che ci manca, ci capita e ci serve, come ce lo procuriamo, come lo subiamo e quello di cui realmente abbiamo bisogno.

Quali sono le particolari tecniche di animazione che hai utilizzato per il tuo cortometraggio?

Nessuna tecnica particolare; già agli inizi del novecento "Segundo De Comon" utilizzava il passo-1 (stop motion) a livelli più che moderni.

Quale ruolo può avere la forma del cortometraggio in un mercato che non lo inserisce all'interno degli usuali circuiti distributivi, se non in quelli dei festival?

Io parlo per me e non ho ne ruolo ne mercato "la vita dei pezzenti vale poco al ballo mascherato". Comunque se i contenuti sono commerciabili c'è chi produce vende e chi compra al di la dei festival. "me l'ha detto un uccellino"

Hai qualche progetto in cantiere (anche lungometraggi)?

I progetti (anche per lungometraggi) non mancano anzi avanzano. Al momento continuo la serie "Pane PerDenti" che ormai conta 22 episodi sempre più lunghi e ce ne saranno ancora a bizzeffe, a meno che non mi capiti qualcosa.

Quali sono i tuoi gusti cinematografici?

Mi piace tutto il cinema dalla B alla Z (con sarcasmo) dal novecento ai giorni d'oggi, scartando ciò che non mi piace perchè ognuno ha i suoi gusti, aborrendo le trovate commerciali; ricche banalità ben distribuite e pompate che piaciono alle masse.

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