>> Tony Sbarbaro - Filmografia <<
"Bla bla bla bla"
Regia: Davide Scovazzo e Tony Sbarbaro
Con: Enrico Luly, Susanna Acquisti
Cast (episodio Scovazzo)
Assistente alla Regia / Segretaria di Edizione: Erika E. Baruffaldi
Operatore alla Macchina: Mirko Morelli, Valeria Candio
Direttore della Fotografia: Nicolò Baricchi
Fonici di Presa Diretta: Lucio Basadonne,Michele “Nemo” Vaccari
Scenografia: Susanna Acquisti, Davide Scovazzo
Trucco e Acconciature: Marie M.M. Salomè Spitaleri , Susanna Acquisti
Montaggio: Mirko Morelli, Davide Scovazzo
Fotografa di Scena: Emanuela Zampa
STACCHETTI TONY lista crediti
R., Sogg. e Scen.: Tony Sbarbaro.
Foto.: Julio Abadonna.
Mont.: Rude Acchiappanuvole.
Scenog.: Juri Casamia.
Tecnico luci: Minimo Soli.
Fonico: Al Lupo.
Mus.: Lupo De Loop.
Collaborazione alla produzione: Lab80 film.
Doppiaggio: Fratelli Prunt.
Organiz.Generale: Gato Azazello.
Produz.esecutiva: Little Dorit.
Aiuto regia: James Boomball.
Prod.: Chi non muore si rivede, Doris Smiths.
Or.: Italia, 2005.
“Nella stanca e quasi volgare consuetudine, i sensi di colpa raggiungevano il colpevole come un colpo gobbo, lasciando i personaggi senza ruolo ne’ qualifica, squalificandoli in pasto agli squali…..”
Davide Scovazzo e Tony Sbarbaro dirigono gli episodi di questa “Sit-Com andata a male”, commedia dell’Assurdo in cui i protagonisti, attori e pupazzi, superstiti di un’umanita’ stanca e senza punti di riferimento, trascinano la loro inutile quotidianita’ in un palazzo marcio e fatiscente dopo un’apocalisse di cui forse nemmeno ci siamo accorti, in cui non rimane che parlare, parlare per non sentire il silenzio di fondo, e porsi all’infinito le domande a cui la storia non e’ riuscita a dare risposta…….
...e magari ballarci su.
Dichiarazioni dei registi:
Tutti i miei lavori sono basati sulle banalità, l'insofferenza e i luoghi comuni della coscenza e del quotidiano, perciò appena ho avuto la proposta di metterli in scena fuori dal loro solito contesto mescolati a un linguaggio di finzione diverso dal mio, perchè no! io sono aperto a tutte le collaborazioni possibili, basta chiedere, Scovazzo me l'ha chiesto e da semplice condensa dentro le nostre menti, da semplici parole scritte su un canovaccio, ne è scaturita una storiella o una non storiella, un qualcosa a disposizione di chi vuol guardarla, frugarla cercando tra le linee senza trovarci o trovandoci qualcosa o niente (tante teste, tanti cervelli).
In questa collaborazione è stato fatto tutto come se non fossimo a sto mondo (al di fuori di ogni logica di produzione classica tra denari e panni spochi da litigarsi) perchè ognuno a creato e costruito come voleva, senza ne bì ne bà, ci si dava dei consigli o si esponevano le perplessità via mail o telefonicamente, tanto si sà che le cose si dicono, si scrivono e si cancellano, ma poi ognuno fa quello che vuole, a volerlo eravamo in due e l'abbiamo fatto e basta, poi che dirne...... ha già pensato Scovazzo a dare un peso a ciò che è solo quello che ognuno vorrà pensare sia......
Tony Sbarbaro, Canonica D'Adda 2005.
“Vidi per la prima volta un lavoro di Tony Sbarbaro al VideoPuntoZero di Torino nel 2003 a cui partecipai con “Pink Film”, si trattava di “Doppia Coppia (Ri)Picche”. Ammetto che ne rimasi folgorato, testimoni i gestori del Festival, che misi a perdere per avere un recapito del regista di quel delirio in cui pupazzi marci e decadenti parlavano, sussurravano, ragliavano fino allo sfinimento di piccoli problemi sociali e politici del quotidiano di ognuno di noi, cristallizzati claustrofobicamente, da sempre e per sempre, in un mondo (il nostro?) di gabbie che contengono gabbie che contengono gabbie, senza via d’uscita, senza un senso.
Da lì nacque, in me ma sorprendentemente anche in lui senza che ce lo fossimo mai detto, l’idea di una collaborazione, per la parodia moderna, grottesca, esasperata, “blasted” per dirla con Sarah Kane da me citata, dei vecchi film d’autore a episodi all’italiana, penso per esempio a RoGoPag o a Controsesso, in cui ogni autore rendeva riconoscibile la sua cifra tramite i suoi tratti piu’ caratterizzanti, spesso regalando autentici preziosi gioiellini.
Ma, riflettendoci, nel campo del “corto” non avrebbe avuto senso unire in un’opera due cortometraggi separati che avrebbero potuto benissimo essere distribuiti separatamente.
L’idea di base inizio’ pertanto ad evolversi fino alla sua forma definitiva, ovvero si decise di unire i nostri episodi in una struttura unica che li “contenesse” entrambi.
Ma come? All’inizio Sbarbaro mi propose di includere il mondo dei suoi pupazzi in una gabbia all’interno del mio episodio che sarebbe quindi stato quello portante, ma io preferivo nettamente un’impostazione che evitasse questa subordinazione mettendo invece i nostri episodi sullo stesso piano, autonomi e liberi, ma inclusi nello stesso universo.
La soluzione perfetta fu questa sorta di situation comedy ambientata in un Dopostoria (grottesca parodia del quotidiano allegrotto di un Nonno Felice) che si legge giusto tra le righe, in un palazzo fatiscente e diroccato (grottesca parodia delle palazzine altolocate di un Casa Vianello), con personaggi coloratissimi come fumettoni impazziti, scoppiati (di nuovo blasted), “sfuggiti al controllo”, immersi in situazioni e dialoghi mutuati dal teatro dada, con l’unico senso nel fatto che non c’e’ assolutamente nessun senso, e non resta che prendere coscienza dell’inutile crudelta’ dell’esistenza, stappare una bottiglia di spumante e riderci su, e magari ballare sulle macerie, di ogni credo, di ogni certezza, in una folle allegria che e’ l’unico appiglio che ci rimane.
Io avrei “diretto un appartamento”, e Sbarbaro avrebbe “diretto gli appartamenti” dei vicini di casa, rendendo credibilissima per convenzione una realta’ in cui gli uomini ed i pupazzi convivono coerentemente (c’è poi vera differenza? Ma non e’ questa boutade un po’ politica, pure leggibile tra le righe, che ci interessava mettere a fuoco…).
Per alcuni dialoghi del mio episodio ho adattato liberamente alcuni stralci di dialogo di “Psicosi delle 4:48” della drammaturga inglese suicida Sarah Kane, componendoli e ricomponendoli, distorcendoli, destrutturandoli e ri-incollandoli in maniera tutt’altro che casuale, adattandoli al senso (nel non-senso, tra l’altro…) degli scambi di battute e di forze tra i miei personaggi, mentre in Sbarbaro secondo la mia opinione si ha piu’ l’impressione di essere mosche che entrano per un attimo in quegli appartamenti, origliano frammenti dei discorsi, nauseantemente quotidiani nella loro assurdita’, dei protagonisti-marionette, ed escono nuovamente dalla finestra senza aver capito nulla di cio’ che dicevano, come se poi ci fosse davvero qualcosa da capire.
A mio parere questa commistione di generi, visioni del mondo, pur nella sua inevitabile sgangheratezza strutturale (che non pregiudica comunque la qualita’ tecnica dell’opera) e con le ingenuita’ e le difficolta’ di un’autoproduzione come e’ stata, rende efficacemente l’unico, anzi l’ultimo, effetto possibile che si puo’ richiedere ad un film e specialmente ad un cortometraggio, ovvero un riso isterico e liberatorio, data la presa coscienza del fatto che, per citare –ovviamente a sproposito- Jim Morrison, “everything is broken up, and dances”.
Consci del fatto che tutto e’ gia’ stato detto da persone ben piu’ autorevoli di noi e tra l’altro non e’ servito assolutamente a niente, non vi chiediamo altro che di cercare quanto poc’anzi accennato nel nostro piccolo, umile film, poiche’ se non di insegnare chissa’ che grande verita’ ai comuni mortali, ci siamo pero’ permessi di cercare, all’interno della dimensione del “corto”, di farVi pervenire quanto avevamo da dire con l’unica speranza di riuscire a farlo in uno dei pochi linguaggi che ancora possano dirsi, con tutti i loro difetti, realmente originali.
Almeno questo e’ quanto abbiamo provato a fare, con tutte le nostre forze.
E scusate se e’ poco.
Buona visione!”
Davide Scovazzo, Genova 2005